Archivio per la categoria 'Viaggi senza glutine'

Gran Bretagna e Irlanda senza glutine

Progetto  “uniti per viaggiare senza glutine” di cui si parla qui. Aiutateci per viaggiare tranquilli.

Siete stati in Gran Bretagna e Irlanda e avete la celiachia? Che informazioni potete darci? Avete link utili da fornirci?

Per quanto riguarda i paesi anglosassoni, per esperienza diretta e indiretta, posso dire che sono tra i più semplici da girare per noi celiaci, esistono alberghi, B&B, liste di ristoranti con menu e piatti gluten free e le informazioni sono piuttosto semplici da reperire anche su internet, ma vi chiedo comunque di farci avere quante più informazioni che avete scovato, utlizzato e tutte le esperienze dirette che avete vissuto.

Ristoranti, pub, negozi e alloggi  gluten free in Inghilterra

Ristoranti, pub, negozi e alloggi gluten free in Irlanda

Appena ho un po’ di tempo aggiungo altre infomazioni, nel mentre attendo le vostre e vi ricordo che:

  • se andate in aereo comunicate alla compagnia aerea il vostro problema, praticamente quasi tutte le compagnie non low cost hanno un menu senza glutine (attenzione che vi portino quello gisto, le hostess non sono formate sul problema e si limitano a leggere l’etichetta sopra, talvolta è invertita con altri menu speciali)
  • stampate in molteplici copie la restaurant card in inglese da far avere al cuoco per spiegare il problema ( trovate il link nel menù a destra: restaurant card)
  • scegliete piatti che ad occhio siano gluten free prima di chiedere al cuoco la reale assenza di glutine.
  • portatevi dietro comunque dissenten e tutto quello che vi può aiutare a stare meno male se qualcosa andasse storto
  • portatevi da casa biscotti e cracker sufficienti per spuntini e colazioni

Francia senza glutine

Progetto  “uniti per viaggiare senza glutine” di cui si parla qui. Aiutateci per viaggiare tranquilli.

Siete stati in Francia e avete la celiachia? Che informazioni potete darci? Avete link utili da fornirci?

Io di mio ci sono stata l’anno scorso,  sono stata in Normandia e Bretagna, per quel che mi risulta non è una nazione che ha un’organizzazione precisa per i celiaci (non mir isultano elenchi di locali, alberghi o negozi) però ho sempre trovato molta attenzione da parte dei ristoratori quando li informavo del mio problema e infatti sono stata benone. Ovviamente la Francia richiede molto spirito di sacrificio, resistere all’odore di broche, baguette..resistere alle crape (attenzione alle galette, sono fatte di grano saraceno, quindi in teoria sarebbero pure adatte ma se non siete in grado di comunicare bene e chiedere se è farina di puro grano saraceno, meglio evitarle), insomma è difficile ma sono luoghi bellissimi.  Andate di pesce, le cozze le trovate ovunque.

Anche qui vi ricordo di:

  • se andate in aereo comunicate alla compagnia aerea il vostro problema, praticamente quasi tutte le compagnie non low cost hanno un menu senza glutine (attenzione che vi portino quello gisto, le hostess non sono formate sul problema e si limitano a leggere l’etichetta sopra, talvolta è invertita con altri menu speciali)
  • stampate in molteplici copie la restaurant card in frencese da far avere al cuoco per spiegare il problema ( trovate il link nel menù a destra: restaurant card)
  • scegliete piatti che ad occhio siano gluten free prima di chiedere al cuoco la reale assenza di glutine.
  • portatevi dietro comunque dissenten e tutto quello che vi può aiutare a stare meno male se qualcosa andasse storto
  • portatevi da casa biscotti e cracker sufficienti per spuntini e colazioni

Spagna senza glutine

Progetto  “uniti per viaggiare senza glutine” di cui si parla qui. Aiutateci per viaggiare tranquilli.

Siete stati in Spagna e avete la celiachia? Che informazioni potete darci? Avere link utili da fornirci?

Copio qui alcune informazioni sulla spagna scritte qua e là nei commenti a precedenti post:

Attenzione al gazpacho,  Tobi ci informa che ” il gazpacho non è adatto per noi! Sono stata la scorsa estate in un viaggio itinerante per la spagna del sud e in tutti i posti dove ho mangiato, mi dicevano che non andava bene perchè contenente mollica di pane o pangrattato! Io mi sono trovata abbastanza bene, tantissima disinformazione nei ristoratori,comunque tutto ripagato dalle bellezze dei luoghi…”

Inoltre ricordo di:

  • se andate in aereo comunicate alla compagnia aerea il vostro problema, praticamente quasi tutte le compagnie non low cost hanno un menu senza glutine (attenzione che vi portino quello gisto, le hostess non sono formate sul problema e si limitano a leggere l’etichetta sopra, talvolta è invertita con altri menu speciali)
  • stampate in molteplici copie la restaurant card in spagnolo da far avere al cuoco per spiegare il problema ( trovate il link nel menù a destra: restaurant card)
  • scegliete piatti che ad occhio siano gluten free prima di chiedere al cuoco la reale assenza di glutine.
  • portatevi dietro comunque dissenten e tutto quello che vi può aiutare a stare meno male se qualcosa andasse storto
  • portatevi da casa biscotti e cracker sufficienti per spuntini e colazioni

Portogallo senza glutine

Ecco il primo post del progetto “uniti per viaggiare senza glutine” di cui si parla qui

Siete stati in Portogallo e avete la celiachia? Che informazioni potete darci? Avere link utili da fornirci?

Io di utile ho trovato questo dizionarietto

Inoltre ricordo di:

  • se andate in aereo comnicate alla compagnia aerea il vostro problema, praticamente quasi tutte le compagnie non low cost hanno un menu senza glutine
  • stampate in molteplici copie la restaurant card in portoghese da far avere al cuoco per spiegare il problema ( trovate il link nel menù a destra: restaurant card)
  • scegliete piatti che ad occhio siano gluten free prima di chiedere al cuoco la reale assenza di glutine.
  • portatevi dietro comunque dissenten e tutto quello che vi può aiutare a stare meno male se qualcosa andasse storto
  • portatevi da casa biscotti e cracker sufficienti per spuntini e colazioni

Le vostre esperienze di viaggio senza glutine

Tra i tanti commenti che arrivano in periodo estivo ci sono tante richieste di informazioni su paesi specifici.

Io, purtroppo aggiungerei, non li ho girati tutti quindi chiedo il vostro aiuto, creerò singoli post relativi alle varie nazioni, cominciando da quelle europee, vi chiedo di inserire nei commenti le vostre eventuali esperienze relative ai viaggi senza glutine. Informazioni come:

-esitono ristoranti o negozi dove reperire alimenti senza glutine?

- ci sono alberghi dove vi siete trovati bene riguardo l’alimentazione

- come vi sono sembrati i ristoratori  riguardo il problema celiachia (attenti, menefreghisti, solleciti nel proporre alternative…)

-ci sono piatti che, a parte contaminazioni o pazzie del cuoco, prevedono ricette sicuramente senza glutine? (faccio l’esempio  della paella,  dove il glutine non dovrebbe esserci proprio per nulla, salvo contaminazioni in cucina appunto o “originalità” del cuoco)

- ci sono associazioni nazionali che possono essere di aiuto

-altro che ora non mi viene in mente…

Con il vostro aiuto potremmo raccogliere un database di informazioni piuttosto utile, che dite?

Grazie

Viaggiare con la celiachia: organizzazione

Sebbene questo blog non venga molto aggiornato, ricevo spesso, con piacere, molte mail o commenti di persone celiache come me che mi chiedono consigli su come affrontare le vacanze o i viaggi che le aspettano. Per questa ragione ho deciso di dare più importanza a questo aspetto visto del viaggio.
Vorrei dare il mio contributo e invitare anche voi, che siete finiti qui in cerca di informazioni, a condividere le vostre esperienze di viaggio da celiaci in modo da scambiarci idee e consigli su mete, organizzazione e quant’altro.
Prima di tutto con questo post, vorrei confrontarmi con voi sull’organizzazione del viaggio.
Quindi vi racconto come mi organizzo io.
Una volta deciso che voglio andare in un certo paese, ad esempio la Turchia, leggo prima di tutto qualcosa sui piatti tipici del paese giusto per capire a priori se ci sono piatti decisamente da scartare o piatti che almeno sulla carta potrebbero fare al caso mio. Nel caso della turchia so che il riso pilav in generale potrebbe andare bene (così come il kebab, salvo se servito sul panino) ma che il Borek non posso assolutamente mangiarlo. Questo mi aiuta una volta che sarò davanti a un menu a capire cosa potrei chiedere e cosa assolutamente è inutile chiedere.
La seconda cosa che faccio è stamparmi più copie della Restaurant Cards (trovate il link nel menu a destra ) nella lingua che mi serve, in questo caso il turco. Queste mi serviranno da far leggere ai camerieri e ai cuochi in modo che capiscano il problema.
La terza cosa che faccio è procurarmi biscotti e cracker monoporzione da utilizzare per la colazione e il pranzo.
Un consiglio: quando siete in giro fate un’abbondate colazione visto che è il pranzo più sicuro e accessibile. Spesso si trova colazione alla inglese, con uova, bacon, ma anche yogurt e frutta c’è sempre anche il tè o il caffe latte e spesso la marmellata che potete mettere sui vostri cracker o biscotti.
Se anche non avete colazione in albergo, locali come Starbucks vi consentono di fare un’abbondante colazione (avete presente le dimensioni anche solo di un Tall caffe macchiato? riempie da solo per almeno 4 ore) a base di caffe latte e biscotti.
Per il pranzo, sia per motivi economici che di tempo, io spesso quando sono in giro, non vado in locali a mangiare ma mangio cracker o frutta ma se capita gestisco il pranzo come la cena.
Per la sera infatti comincia la caccia. Prima di partire cerco sempre di capire se la celiachia è un problema conosciuto tanto da esserci una lista di locali con menu senza glutine o comunque sensibili al problema però devo dire che se anche la trovo mi capita di rado di andarci salvo che non siano abbastanza vicini.
Questo perchè io faccio quasi sempre vacanze dove giro molto durante il giorno e alla sera sono molto stanca, l’idea di dover raggiungere un posto piuttosto lontano solo per mangiare non fa per me. Inoltre capita anche che alcuni ristoranti segnalati siano troppo eleganti per dei turisti come me (a new york mi è capitato di andare a vedere un ristorante con menu senza glutine, vi dico solo che era munito di buttafuori e tappeto rosso, al che ho tirato dritto…capirai!). Per questa ragione di solito mangio nel primo ristorante che mi ispira. Analizzo il menu, cerco di individuare insalate, formaggi, carne o pesce, mostro il foglietto al cameriere e mostro il piatto che vorrei, e loro mi fanno capire se posso o non posso mangiarlo.
Su questo punto ho sempre trovato persone molto attente, spesso arriva pure il cuoco, parlano tra di loro, analizzano il foglietto, cercano nell’elenco, pensano agli ingredienti e poi mi danno il responso :)
So che può essere un momento molto stressante visto che normalmente tutto questo attira l’attenzione di tutti e ci si sente dei marziani, ma alla fine è solo un’intolleranza alimentare e certe scenette se viste con leggerezza sono bellissime.
Ho ricevuto diverse mail che mi chiedevano dov’era possibile fare acquisti di prodotti senza glutine all’estero però io sinceramente, essendo stata via al massimo tre settimane, mi porto tutto da casa (i biscotti e i cracker mangiati poi lasciano il posto ai souvenir), ritengo sia una informazione utile se si prevede di stare lì per mesi altrimenti è meglio arrangiarsi diversamente.
Come ultima cosa per sicurezza mi porto dietro, insieme ad altri farmaci, delle scatole di Dissenten che, a dire il vero vanno sempre bene, visto che comunque si possono avere disturbi gastrointestinali di altra origine.
In ultimo un trucco psicologico detto da una che adora mangiare. Quando sono in giro cerco di dare importanza al lato biologico del mangiare, pensare che mangiare più che un piacere è una necessità, mi aiuta a togliere rilevanza a questo momento della giornata, superando anche il fatto che non posso mangiare quei piatti tipici che mi fanno tanta curiosità e acquolina. Certo che se poi diventa anche un piacere, perchè lo si divide con le persone che amiamo o perchè si trova un bel ristorante o perchè si mangia qualcosa di buono tanto meglio, ma se non è così, pochi drammi, non moriremo di certo di fame, in nessuna parte del mondo.

Voi invece come vi organizzate? :)

Villaggi turistici con menu senza glutine

Si avvicina agosto, per molte persone è ora di portare la famigliola in vacanza.
Se nella vostra c’è un celiaco e volete andare in villaggio state tranquilli, ormai il personale dei villaggi è sempre ben disposto a darvi spiegazioni e, spesso, a rendersi disponibile per cucinare anche la pasta che vi siete portati con voi. Un consiglio che mi sento di darvi è di scegliere, se possibile villaggi con pranzi a buffet in modo da avere più scelta (ormai sono quasi tutti così).
Se proprio volete andare sul sicuro so che ci sono alcuni tour operator sensibili al problema celiachia che dovrebbero fornire in loco supporto informato.
Quello che conosco io perchè ho partecipato a una loro conferenza sull’argomento qualche anno fa alla BIT (con buffet finale senza glutine), è il Tour Operator i Viaggi del Ventaglio. Le prove? Qui e qui 

Se voi ne conoscete altri rendeteci partecipi della vostra esperienza!

 

Ad Alexander Platz NON c’era la neve…

Alex vista da Kik

Grazie a Kik per avermi prestato la sua foto di Alexander Platz che potete vedere anche qui

…ma un sole splendente e un cielo caraibico che mi hanno lasciato come souvenir una bella abbronzatura da muratore!
Di Alex che tanto mi incuriosiva dirò che effettivamente non è bella, ma non è caotica e confusionaria come ho letto da qualche parte, anzi tutt’altro, e alla fine nella sua bruttezza, ho deciso che comunque è uno dei luoghi più tipici di Berlino. Mi ci sono anche affezionata perchè il nostro Hotel si staglia sopra di essa in modo imbarazzante; se non fosse per la famosa antenna della televisione che lo supera in altezza sarebbe il palazzo più alto della zona e forse di tutta Berlino (ma forse no, considerando che geniali architetti, tra cui l’onnipresente Piano, hanno trasformato la fascia di fango che era Postdammer Platz ai tempi del muro in un nucleo di alti palazzi archittetonicamente incredibili).

Siamo andati a Berlino nel week end di Pentecoste ma questo lo abbiamo scoperto solo di lunedì quando saremmo voluti andare per negozi e alle 10 era ancora tutto chiuso. In Germania dev’essere una festività piuttosto importante e festeggiata visto che in diversi luoghi (anche all’ingresso di una sorta di centro sociale punk) ho visto cartelloni con scritte di “Happy Pentecost! :) “.
Comunque, torniamo al nostro arrivo. Già dalla metropolitana di superficie possiamo dare un’occhio al paesaggio, la periferia di Berlino è fatta di nulla. Si passa attraverso campi, campi, campi e poi casine, quache palazzo DDR e poi lo Sprea le cui rive sono abitate soprattutto da fabbriche abbandonate. Una di queste, pur essendo diroccata, è animata da una gran folla che ne riempie il cortile e ne ricopre i tetti. Stanno ballando. Ma di più non si può notare, il treno è andato oltre. Qualche giorno dopo, camminando lungo strade semideserte e viuzze nell’erba, abbiamo raggiunto la fabbrica scoprendo che parte della sabbia di Riccione è ora lì a costituire una spiaggetta improvvista dove i ragazzi si divertono a prendere il sole e a tracannare birra guardando il fiume.

Berlino è una città ricca di musei, ce ne sono di tutti i tipi, arte contemporanea, arte ellenistica, cultura ebraica, cultura nazista… ma noi, con pochi giorni a disposizione, anche se un museo lo abbiamo visitato, siamo andati per carpire qualcosa della città. E quello che ho intuito è che i berlinesi mi pare vivano davvero bene. Niente traffico, niente mezzi affollati, niente code per entrare nei locali, tante bici, tanti cani (ma nessun gatto???), uccellini disneyiani che cinguettano e mangiano direttamente dalle mani…
Così mi sono fatta l’idea che Berlino sia come un paesone ma formato metropoli, a misura d’uomo ma con spazi enormi: grandi strade e grandi spazi verdi come il famoso parco Tiergarten che fagocita cittadini di ogni tipo, dalle famiglie turche a quelle ariane, dalla single in topless, allo sportivo con cane, al punkettone con famiglia.
Un’altra cosa mi ha colpito e che credo rappresenti bene lo spirito della città: l’ingresso della metropolitana. Ho visto diverse metropolitane ma nessuna senza alcuna barriera, senza tornelli da superare. A Berlino sì. A Berlino si possono permettere di gestire bene le linee di metropolitana senza mettere controlli all’ingresso. I casi sono due, o la maggior parte dei berlinesi è davvero onesta oppure se ti beccano in metropolitana senza biglietto sei finito, devi vendere la casa, l’auto e lavorare a vita per pagare la multa.

Girando per i diversi quartieri della città ho cercare di immaginare il grande assente, il muro. Ora del muro resta poco, come è giusto che sia, chi ci pensava quel novembre a preservare qualche pezzo per i turisti di oggi, si pensava solo a cancellare quell’assurdità.
Però tracce del muro l’occhio attento le trova, a volte manifestate apertamente attraverso cartelli di foto d’epoca e pezzi ricollocati successivamente, a volte volutamente rese note, come la East Wall Gallery, piuttosto squallida (come pure terribile è la ricostruzione di Check Point Charlie), a volte piccoli tratti, ormai parte integrante della nuova urbanistica e difficilmente appariscenti.

Sono passati venti anni da quando la Germania è tornata ad essere unita e Berlino una sola, certamemente i primi anni dopo la caduta del muro visitarla doveva essere davvero un’esperienza particolare e a suo modo dolorosa, Berlino, tra l’altro, ha subito pesanti bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e ha impiegato decenni per curare le sue ferite. Oggi che la ricostruzione ha saldato i due settori, Berlino resta comunque, almeno rispetto ad altre città tedesche che ho visitato, un mondo a se stante, dove pare, tra l’altro, che la vita artistica e culturale sia molto viva e creativa. Purtroppo cinque giorni non portano a conoscere una città, ma io sono tornata a casa con l’idea che sia una città dove è bello vivere.

Berlino senza glutine – Non ho molto da dirvi se non di armarvi di foglietto con le traduzioni in tedesco (dal sito già citato e riportato nella colonna dai link qui a destra) e di non fatevi problema a mostrarlo ovunque. Oltre a quello scegliete piatti “sicuri” (carne e pesce, frutta e verdura) ed evitate salse, ma quello già lo sapete. Io ho mangiato in una birreria un ottimo stinco con patate e un filetto in una steak house dove, tra l’altro, appena la cameriera ha visto il foglietto ha capito di che si trattava, evidentemente non ero la prima. Ho cenato anche in due ristoranti etnici di riferimento orientale, tagliolini di riso con pollo e verdure e riso al curry (pollo, verdure e spezie) ed è andato tutto bene. Comunque in rete ho trovato su vari siti questo elenco di locali berlinesi che forniscono menu per celiaci, io però non ho avuto occasione di andarci.

Visto che tanti mi scrivono per chiedermi come fare quando vanno in giro vi racconto come faccio io. Ovviamente parlo di vacanze brevi, di massimo una quindicina di giorni. Io mi porto sempre biscotti e brioche per la prima colazione che vado a fare in locali come Starbucks (santo!). Con una colazione così abbondante spesso non è nemmeno necessario pranzare (così risparmio soldi e tempo) e comunque mi porto dei cracker o pizzette sottovuoto nel caso venga colta da fame mentre sono in giro. La sera utilizzo il sacro fogliettino e scelgo locali non troppo particolari dove valuto di poter trovare piatti “semplici”. Comunque nella mia valigia, oltre ai farmaci consueti, non mancano mai due confezioni di Dissenten, che non si sa mai!

In Giappone senza glutine

Qualche anno fa sono stata in Giappone, a Kyoto e Tokyo.
Come celiaca pazza per il sushi mi sono nutrita principalmente (più corretto dire esclusivamente) di quello (evitando, per prudenza, la salsa di soya visto che in Italia  contiene glutine).

Sushi a Kyoto

A ogni buon conto però mi ero fatta tradurre da una amica giapponese le spiegazioni della mia intolleranza da sottoporre ai cuochi. Il foglietto da stampare lo potete trovare qui.
Il testo originario non ce l’ho più ma in sostanza spiega che sono intollerante al glutine che si trova in grano, farro, avena etc e quindi non posso mangiare nulla che contenga o sia infarinato o impanato con queste sostanze, mentre posso mangiare, riso, soya, grano saraceno etc, e chiede la gentilezza di indicarmi quali sono i piatti che posso mangiare, insomma le solite spiegazioni che ben conosciamo. L’ho testato in un paio di occasioni e devo dire che ha fatto il suo dovere.
Una volta ho mangiato pollo al curry (il Giappone è pieno di fast food di specialità al curry) cioè riso con pollo in salsa al curry molto densa, di lì la mia preoccupazione che potesse contenere farina (se fosse stato fatto da cuochi italiani la conterrebbe sicuramente); in quel frangente ho fatto leggere il foglio alla cameriera che è sparita per alcuni minuti e poi mi ha fatto capire che potevo mangiarlo. Effettivamente non sono stata male.
La seconda volta è stato più divertente, ero in un locale di ambientazione piuttosto inglese, sulla tovaglietta c’erano le foto dei relativi piatti (cosa comune in Giappone, lì usa molto anche la riproduzione in plastica dei piatti offerti), anche lì ho allungato il foglietto al cameriere che è scomparso per diversi minuti e ho visto, attraverso la finestrella della cucina, tutti i cuochi unirsi attorno al foglietto a dibattere… ho pensato al solito cameriere italiano che quando gli spieghi la cosa ti risponde “no signora, non c’è farina, stia tranquilla, al massimo proprio un pizzico” e ho convenuto ancora una volta che essere celiaci in Italia è la condizione peggiore, non solo perchè la farina è ovunque ma anche per il carattere approssimativo e facilone degli italiani. I giapponesi invece non sono così e dopo il consulto il cameriere è tornato e con sicurezza mi ha indicato sulla tovaglietta quali erano i piatti che potevo mangiare. Anche lì non sono stata male.
Se andate in Giappone quindi vi consiglio di portarvi dietro questa traduzione e comunque, per evitarvi qualsiasi stress datevi al sushi, perchè non c’è paragone con quello che si trova in Italia, sia per prezzo (nel locali più economici nel 2005 con 9-20 euro a testa si mangiava da scoppiare) sia come qualità.

The happiest place on planet Earth

 Cupcake di BabycakesNY

Mi sono chiesta cosa raccontare del mio viaggio newyorkese.
Avrei potuto cominciare con un racconto in ordine cronologico, come un diario, oppure a temi o in ordine sparso invece ho deciso di parlare di un luogo che per me rappresenta, parafrasando il locale di Little Italy che recita “The best cannoli of Planet Earth”, per me rappresenta, dicevo, il posto più felice del pianeta Terra.

Parlo di un negozietto a metà strada tra la magia allegra e golosa della fabbrica di Willy Wonka, ma più piccina, e l’empatia e gentilezza del negozio di Chocolat. Aggiungete il merito morale che lì si vendano dolci bellissimi e buonissimi che possono essere mangiati anche dai più sfigati o dai più retti (leggetevi in questo celiaci, diabetici e vegani) e capirete che posto speciale sia.

Come vi avevo preannunciato, sono andata a fare colazione da Babycakes! Il negozietto è davvero piccolissimo; quando si entra, ci si trova subito di fronte alla piccola vetrinetta piena di dolci colorati e profumati. Subito dietro al bancone, il piccolo laboratorio, dove tre soavi fanciulle, in religioso silenzio e ordine, versano impasti e sfornano dolci.
Mi avvicino alla vetrinetta e, dietro di essa, un ragazzo che mi appare come un arcangelo venuto ad annunciarmi la lieta novella e cioè che posso anch’io trafogarmi di dolci senza doverli fare da me. Balbetto che vorrei mangiare dei dolci senza glutine (specificando anche senza spelt, cioè farro, perchè alcuni lo contengono) e lui gentilmente mi indica tutta una serie di cupcake e fette di torta. Sono imbarazzata dall’ampia scelta che mi si prospetta però poi, golosastra che non sono altro, punto subito un cupcake al cioccolato. Pago e lo addento seduta su uno sgabello. Scusatemi se la foto che ho messo è quella del loro sito ma in quel momento non ci pensavo proprio a fare foto, comunque, per darvi un’idea, il cupcake che ho assaggiato era come quello marrone che vedete. Che dire: divino. Soffice, cioccolatoso, tutt’altro che secco, insomma, buonissimo. Me lo gusto avidamente. La seconda scelta ricade invece su una fetta di torta Cinnamon and apples, buonissima anche quella. Mi chiedo cosa utilizzino in sostituzione degli alimenti di origine animale che i vegani non possono mangiare…
Non è come la nostra pasticceria, così complicata e sofisticata, stiamo parlando di cupcake e semplici torte, la pasticceria della nonna, quella che scalda il cuore. E infatti la bacheca appesa al muro è ricoperta di messaggi di ringraziamento sincero. Il fatto che sia gestita da giovani carini e gentili lo rende un posto veramente speciale e credo che qui in Italia, anche nell’avanzata Milano, pure abitata da diabetici, celiaci e vegani, non sarebbe la stessa cosa.

Nel frattempo, il negozio si è rimpito per la colazione domenicale (cioè sono arrivate, in ordine sparso, ben 4 persone) e io, ora che sono pienamente soddisfatta della mia pancia piena, mi ricordo della tabella di marcia. Prendo qualche fetta di torta per la colazione dei giorni dopo e, già nostalgica, esco per fare un giro nella storica Orchard Street.
Insomma, se sapete cosa vuol dire avere delle pesanti restrisizioni alimentari e finite a New York, andateci assolutamente!

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